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Un lungo sibilo attraversò la mia mente e fece vibrare le mie ossa.. che cosa fosse non l'ho capito, ma mi sembrò che qualcosa nelle profondità della terra si fosse risvegliato.
I miei muscoli si contrassero involontariamente e il mio sguardo fu costretto al cielo... che cosa fosse non lo saprò probabilmente mai, ma mi sembrò che qualcosa tra le nuvole si fosse ripreso a muovere.
Mi alzai e mi specchiai in una pozza d'acqua ove vidi solo i miei occhi rossi come il fuoco, il mio viso color ambra e i miei capelli bianchi come le vette innevate alle mie spalle; ma qualcosa era mutato nell'aria, dalla montagna un sospiro caldo scendeva e le fiamme della rocca forte del re mortale si riaccesero scuotendo la mia anima e il mio spirito... che cosa è successo non posso intuirlo ancora ma mi sembrò che la voce di migliaia di uomini si alzasse per smuovere cielo e terra.
La mia meditazione era rovinata, quindi decisi di incamminarmi, non so per dove e non so con che meta ma ormai il cammino per ritrovare ciò che mi era stato tolto dalla furia della natura non era ancora così lungo. Raccolsi le mie pergamene, circa cinquanta, chiuse in piccole fodere di cuoio e riposte con cura in una sacca di pelle che mi trasportavo a presso, unico mio bagaglio ma di così altro valore che mi sacrificavo e soffrivo fame e intemperie pur di salvaguardarlo.
In quella sacca così umile era custodito un sapere enorme, erano gli annales maximi, cinquanta volumi che furono stillati e protetti dalla gilda degli assassini nei secoli e che riportavano intrighi e storie di tempi antichissimi, io zardonio provenicci, fui bibliotecario e cavalliere dell'ordine degli omniscenti, gruppo di guerrieri posti alla difesa di questi beni, e ora vago alla ricerca dei miei compagni.
Ciò che mi successe circa 15 anni prima del “Tumulto”, così nominai il risveglio delle tre grandi nazioni quello stesso giorno, me lo ricordo perfettamente nonostante anni di isolamento che quasi degenerò nella follia più totale.
Come molti gruppi e città, Haven, comunità di avventurieri dalle più disparate origini, non si era riuscita a sottrarre alla furia della guerra e alla moria delle pestilenze che imperversavano nelle terre di un lontano continente di cui nemmeno riesco più a ricordare il nome.
Il gruppo decise di salpare in cerca di un nuovo continente dove poter ricominciare a vivere in pace, riuscimmo con i fondi, messi da parte negli anni per la costruzione di opere pubbliche, a comprare al mercato nero una fregata abbastanza capiente per contenere i membri della comunità e chiunque volesse fuggire dalla morte e dalla disperazione che regnava nelle strade per salpare verso ovest, ove si narrava che uno dei re viandanti avesse trovato terra. Viaggiammo a lungo e io continuai diligentemente a prendere nota degli avvenimenti, ma una notte avvenne la sciagura che mi portò a miglia e miglia di distanza dai miei confratelli; una tempesta incredibile colpì la nave e rischiammo l'affondamento e la deriva più volte lungo tutta la nottata poiché le vele spiegate sospinte dal vento di levante facevano rollare la nave in maniera incredibile, io e fill del deserto avevamo preso l'iniziativa di andare a tagliare le vele per evitare la sciagura ma durante quest'atto un onda si schiantò sulla paratia di babordo e mi fece perdere la presa dalle reti di sostegno, fill cercò di prendermi al volo e mi afferrò un braccio ma le mani bagnate dalla pioggia perserò la presa e caddì rovinosamente in mare, Haven fu e sarà l'unica famiglia che ebbi mai siccome mi salvò dalla solitudine e dalla morte sicura e durante i 3 giorni in cui stetti in mare alla deriva non smisi di piangere per un solo istante. Quando finalmente toccai terra colpito dallo sconforto ripensai a quando mi fu raccontata la storia della mia giovinezza appena raggiunsi l'età per entrare nel consiglio del gruppo e mi si chiarì chi ero, da dove arrivavo e perchè dovevo andare alla ricerca della mia famiglia.
Fu Nihon a raccontarmi la storia di come fui trovato, lui era un uomo di incredibile saggezza grazie alle sue origini nobili e al suo passato a capo del popolo di Erendil, la perla del deserto. Mi disse che suo padre Tirus De'Bresa passò circa tre decadi della sua vita a combattere guerra con Frederick pugno del Frelijord, re incontrastato delle lande del nord e governatore della fiorente cittadina guerriera di Frelijord, questa faida si concluse con la disfatta di Frelijord che nonostante il maggior potere economico e militare fu schiacciata dal numero dei cittadini di Erendil e che la città fu rasa al suolo in una notte. Durante i festeggiamenti notturni nelle rovine della città Nihon insieme a kyuu, uomo dalla enorme abilità nel muoversi in cunicoli e grotte, si inoltrò nei sotterranei delle vecchia capitale alla ricerca di una stanza segreta in cui avrebbe sottratto un oggetto di inestimabile valore guadagnato durante una epica battaglia, vanto e orgoglio del popolo di Frelijord, il Beacon. Vagarono a lungo tra i corridoi deserti e le fogne fino a quando successe qualcosa, Kyuu inciampando si attaccò ad una torcia appesa al muro e questa si abbassò facendo scattare un meccanismo; entrambi speravano di aver finalmente trovato la stanza del Beacon ma ciò che si trovarono li stupì enormemente; quando il passaggio segreto si aprì davanti a loro videro una biblioteca enorme in cui un ragazzino di 10 anni dai capelli bianchi e gli occhi rossi scriveva con una penna d'oca su rotoli di pergamena.
Questi mi parlarono a lungo di come mai erano lì e mi spiegarono che i miei protettori, i Pugno del Frelijord, che dai tempi della morte di Zardonio Belmore e Axelius Provenicci avevano custodito e protetto i segreti della gilda degli assassini che questi miei due antenati fondarono nella seconda era, erano stati sterminati e che se non mi avessero trovato sarei morto di fame in quel sotterraneo in cui avidamente custodivo il sapere di quasi tre secoli e continuavo ad ampliarlo di mio pugno.
Con loro uscii da quel bunker sotterraneo in cui ero rinchiuso e entrai a fare parte di Haven che fu ristabilito una volta finiti i conflitti e crebbi nell'amore e nella sapienza sapendo che mai avrei voluto dividermi da loro.