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Lontani erano i tempi di Erendil,lontana era oramai la splendente città del deserto, ed i grandi fasti della corte reale erano solo un malinconico ricordo. Le guerre con i popoli dell'est, la carestia e le pestilenze avevano frantumato ogni speranza del suo popolo e ben presto le strade furono deserte. Le case diroccate, le mura crollate, il terrreno arido ed infertile non facevano altro a ricordare a Nihon la sofferenza della sua gente, di quanto non fosse riuscito a fare.


Si sentiva impotente,si vergognava,serrava i pugni e le nocche sbiancavano alla stretta presa. Le notti passavano insonni, e quando gli occhi si chiudevano lasciavano spazio ad orribili incubi e dolorosi ricordi. Ben presto, oramai solo con i suoi pochi compagni di ventura, dovette lasciare la sua amata terra. La corona del popolo di Erendil, grande detentore di saggezza e cultura d'un tempo, fu usata per acquistare una nave per permette agli ultimi sopravvissuti alle terre maledette di partire alla ricerca d'un posto migliore. Ricordava le notti al palazzo, ricordava la grande biblioteca, i grandi tomi impolverati. Poco gli importava, li ricordava tutti uno ad uno. Ma quando il viaggio pareva volgere al meglio ecco la tempesta all'orizzonte. Zardonio, caduto in mare, non lasciò traccia inghiottito dalle oscurità del mare. Sangue di Frelijord ma allevato da Erendil era un gran compagno per Nihon, che pianse la sua perdita come un fratello e decise di dimenticare il suo passato.


Passarono ben quindici lunghi anni. Nelle viottole di uno sperduto villaggio di Ardetia i ragazzini giocavano, allegramente ed innocentemente, ma stando ben alla larga da un casa. Si diceva che il suo occupante,un falegname venuto dal mare, non fosse un uomo molto cordiale... Faceva il suo lavoro, guai a disturbarlo. " Nihon Bracegirdle", così recitava l'incisione sul portone, del Mar del Nord vociferavano i passanti. Non era difficile immaginare che Bracegirdle non era altro che l'erede al trono di Erendil. Casata maledetta e caduta nell'oblio, la volle dimenticare anche lui. In quei quindici anni di solitudine, nella sola compagnia dei suoi libri, nessuno venne a fargli visita a parte quegli sporadici carpentieri in cerca di legno a buon mercato. La porta era spesso chiusa.


Una notte la porta bussò, un'imprecazione attraversò la casa, il rumore di passi che scendevano le scale ed il cigolio di una porta arrugginita, spalancata fece per lanciare altre maledizioni al viandate quando s'interruppe, ed osservò la pergamena che riportava lo stemma di Haven. Quel volto tanto famigliare che ricordava una notte in spedizione fra i sotterranei di Frelijord, città nemica e caduta sotto le mani del suo regno. Finalmente dopo lunghi anni,sorrise.